A margine del G8 dei ministri delle finanze e dell’economia, APCom riporta le parole del ministro tremonti il quale ripete ancora che la situazione in Italia è migliore di quella di altri paesi Anzi aggiunge che si sta realizzando un accorpamento informativo di tutte le banche dati del paese per attingere ad anlsisi ed informazioni innovative rispetto a quelle possibili sinora. E questo gli consente di parlare, avendo coniato una ulteriore fantsiosa espressione di ‘retorica del declinismo’. Anzi, il ministro riporta come comprova che le cose non vanno poi socì male anche l’esito delle elezioni.
Parrebbe che c’è da consolarsi. Parrebbe. Intanto non so se il risultato elettorale certifichi per davvero una situazione ‘meno peggiore’ né so come si potrebbe scientificamente dimostrare. Poi mi piacerebbe sapere rispetto a quali paesi stiamo meglio e perchè. Le affermazioni generiche ed indimostrate, soprattutto in argomento economia e società, lasciano sempre il sospetto di demagogia. Della quale si è fatto un gigantesco uso.
Al di là di raffronti vorrei fare qualche osservazione. Già da prima della crisi, da lustri, il nostro paese ha corso con la zavorra del debito pubblico, della spesa pubblica, dell’inefficienza, della mancanza di concorrenza, dell’economia fatta di corporazioni e caste in un sistema finanziario-assicurativo inefficiente e oligopolistico. Ed infatti la crescita è stata assai modesta ed insufficiente a rientrare del debito pubblico atteso che la spesa pubblica nessuno vuole per davvero controllarla. La nostra economia era ed è più fragile di moltissime altre. Purtroppo. Ora tutto questo è noto da anni. Siccome per adesso alle viste non c’è riforma alcuna in direzione di più ‘sano’ mercato, anzi il contrario; siccome non c’è alcun progetto di cambiamento di un bel nulla ed in compenso c’è un’esplosione di debito pubblico e spesa pubblica in corrispondenza di una caduta del PIL che, pare, sarà intorno al 4/5% avremo delle poco piacevoli conseguenze. Infatti, se nulla cambia, non si vcede come né perchè il sistema Italia possa o debba crescere a ritmi superiori al periodo ante-crisi. E tenuto conto del crescere della pressione fiscale e del peggioramento nell’andamento della finanza pubblica, la zavorra e tutto il peso di ciò che ostacolava la crescita prima, rimane assolutamente intatto. Insomma sarebbe come pretendere di fare tempi da 100 metri piani su una pista attrezzata per i 110 ad ostacoli senza togliere gli ostacoli.
Ma, dice il ministro, se Eurostat (istituto europeo di statistica) certifica che in Euroa ci sono 35 milioni di Partite IVA, in Italia ce ne sono 8,5. Ed anche questo sarebbe un segnale del perchè le cose vanno meno peggio in Italia. Forse è vero che vanno meno peggio per le partite IVA. E magari aiuta il fatto che pltre il 50% dichiara meno di 10.000 €uro l’anno di reddito e che don tremonti ha addolcito gli studi di settore. Eh!!! C’è la crisi no? Ma i dati europei, italiani stanno ad indicare oltre a diseguaglianze crescenti nella distribuzione della ricchezza, che gli stipendi ed i salari italiani sono bassi, molto più bassi che altrove e non basta la riduzione dei prezzi di alcuni prodotti o alcuni servizi a compensare la perdita di potere d’acquisto. Anzi, osservando la dinamica dei prezzi, si paleserebbe che la risalita dei prezzi dei servizi in Italia è forse meno rapida che altrove, ma ancora più lenta è la discesa frenata com’è dall’assenza di concorrenza e dai livelli assoluti dei prezzi ben più alti che in altri paesi europei.
Nell’ottica delle imprese, continua ad esserci poi una sorta di spaccatura. Da un lato stanno le imprese ‘tradizionali’ poco attente all’innovazione, poco dotate di spirito e di cultura imprenditoriale, piccole per dimensioni e poco propense alla crescita per mille motivi. Dall’altra stanno le imprese che, da tempo, si sono lanciate nella sfida della globalizzazione mietendo lusinghieri successi. Queste sono le imprese che si stanno ristrutturando per guadagnare efficienza e competitività ed una maggiore produttività del lavoro. Le operazioni di ristrutturazione, tipicamente hanno come effetto immediato quello di ridurre la forza lavoro impiegata che tende poi a ricrescere. Si rischia di avere anche per questa via della gente senza lavoro. La possibilità di ottenere un supporto pubblico è legata in parte alla dimensione dell’azienda che licenzia (SOPRA I 15 DIPENDENTI) altrimenti alla CIG in deroga o ad altre forme di scarsissima tutela. Richiamo le difficoltà segnalate dal Governatore Draghi circa i ì precari’ o alcune loro categorie. Ebbene, di fronte ad una situazione di estremo disagio ed a soldi che si spendono ugualmente e forse in modo ben meno utile e proficuo di come si potrebbe, l’idea di mettere mano ad una robusta riforma che renda generale ed automatico il sistema degli ammortizzatori sociali a tutti, il governo oppone una incomprensibile resistenza rimanendo immobile anche per questo verso.
L’atteggiamento del ministro, mi sembra davvero poco condivisibile anche quando, in materia di necessari interventi sull’età pensionabile, dice che ‘le riforme sulle pensioni non si fanno per soldi ma per patti di solidarietà tra generazioni’. Ma davvero!!!!!! A proposito di retorica da bar. Atteso che finora i patti sono stati fatti a danno del futuro e dei giovani, forse sarebbe il caso di farlo per davvero un patto tra generazioni tentando di restituire ai giovani un pochino almeno di quello che gli è stato sottratto. Non per soldi, per carità. Solo per quattrini!
E voglio chiudere con un cenno alla retorica del declinismo di cui il don ministro parla con la consueta spocchiosa arroganza da maestrina. Intanti si sposa alla perfezione con le ricette di un economista di vaglia come silvio da arcore che propone ‘ottimismoooooooooooo’ con lo stesso spessore con cui Mike Buongiorno diceva ‘allegriaaaaaa’. E mi scuso con Mike. Se conoscere e far conoscere lo stato di fatto del paese per richiamare ciascuno a fare la sua parte la si vuol chiamare retorica del declinismo, si faccia pure. Ma sarebbe come dire che i matti sono a spasso ed i savi in manicomio. Quella che costoro con sufficienza presuntuosa chiamano retorica del declinismo, e lo dico sapendo che rimarranno sorpresi, si chiama governare. La retorica il Dizionario De Mauro specificandone l’accezione spregiativa la definisce:
modo di scrivere o di parlare eccessivamente ridondante e prolisso con ricerca di effetti esteriori atti a suggestionare il pubblico, ma privo di impegno intellettuale, morale o civile.
E con questo, per parlare di attività di governo e relativa comunicazione, abbiamo messo le cose in chiaro.
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