Crisi: lo strettissimo sentiero italiano
Pubblicato da nonallineato su Novembre 19, 2008
80 miliardi è l’imponente cifra che il governo intende movimentare per contrastare la crisi economica. Preliminarmente osservo che in queste contingenze la trasparenza anche delle parole usate, sarebbe saggio esercizio di doverosa virtù. Gli 80 miliardi citati non sono nuove risorse o per lo meno non lo sono interamente. Utilizzare fondi italiani ed europei già a budget non vuol dire nuove risorse
Prima che siano noti i dettagli le polemiche sono già esplose alla luce delle prime anticipazioni. In parte sono condivisibili alcune delle obiezioni, ma prima di farne menzione, occorre una premessa.
Il paese e per esso il ministro Tremonti si muove su un sentiero davvero stretto ed esposto su cui incombe non solo e non tanto il Trattato di Maastricht ma il debito pubblico italiano, tema attualmente bollente e più pericoloso del consueto per alcune ben precise ragioni.
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Nel 2009 vanno in scadenza 275 miliardi circa del debito pubblico che dovranno essere riemessi e dovranno quindi trovare “acquirenti”. Di questi tempi ed in questo clima non è una cosa facile;
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circa il 50 % dei titoli italiani (se non erro) o comunque parte imponente è detenuto da soggetti esteri i quali non sono obbligati a rinnovare titoli italiani. Se questo non avvenisse, le conseguenze sarebbero drammatiche, forse letali;
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il debito pubblico italiano è soggetto al rating internazionale una valutazione di rischisità e rendimento discriminante in base alla quale gli investitori esteri possono decidere se acquistare o NO titoli italiani iuttosto che titoli di altri stati;
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In materia di titoli pubblici il benchmark europeo è la Germania, paese dall’affidabilità leggendaria o comunque ritenuta tale ed uno dei criteri dai quali si misura l’appetibilità dei titoli pubblici italiani è dato anche dalla differenza tra i tassi dei titoli italiani e quelli tedeschi. Questo significa che per convincere un investitore verso un titolo italiano e non uno tedesco, bisogna offrirgli un tasso di interesse più elevato e quindi più costoso per l’Italia. Al momento il differenziale di tassi con i titoli tedeschi (detto spread) è CRESCENTE.
Quando il ministro ammonisce e pare tergiversare, è corretto dargli atto di avere una preoccupazione più che fondata e da condividere al 100 % da parte di chiunque abbia buon senso. Qualunque iniziativa anti-crisi, dunque non deve e non può trascurare questo punto di grande debolezza.
Un ulteriore aspetto da tenere ben presente è però il seguente. La finanza pubblica, il debito pubblico hanno attinenza con il PIL (Prodotto Interno Lordo) . Si pensi al deficit pubblico ed al limite del trattato di Maastricht: 3% rispetto al PIL: se per effetto della crisi il PIL, ad esempio, decresce, a parità di spesa pubblica il deficit aumenta. Analogamente il Debito di cui sentiamo dire “è attestato (ad esempio) al 104% del PIL. Questa notazione aiuta a comprendere che se diminuiscono i consumi e quindi l’attività delle imprese, l’attività globale del paese, decrescono le entrate fiscali con le immaginabili conseguenze.
Dal ragionamento per semplicità ho tenuto fuori la componente inflazione che peraltro gioca un ruolo di notevole peso.
Piaccia o meno, lo scenario entro il quale ogni provvedimento anti-congiunturale va assunto è questo. Né più né meno.
Venendo al merito, quello che a stamattina è noto è che il governo movimenterà risorse già stanziate per vari capitoli di spesa e risorse europee comunque gà destinate al paese. Il tutto a saldi invariati di finanza pubblica, cioè senza che vi siano costi aggiuntvi per il bilancio dello stato. In questo ambito si parla, tra l’altro, di opere quali autostrade, ferrovie e ponte sullo stretto di Messina. Quanto alle autostrade l’ipotesi è quella di movimentare circa 9 miliardi di investimenti delle Società autostradali mediante contropartita sulla quale varrebbe la pena approfondire, ma c’è anche il ponte famoso. Nella scarsità di risorse, il ponte è francamente una follia a cui si aggiungerebbe la peggiore follia di essere inclusa tra le opere prioritarie.
Si sta discutendo, tra l’altro di sostegno ai redditi per i quali, salvo l’esiguità delle cifre che circolano non si sa molto altro.
Non voglio e non posso mettere il carro davanti ai buoi. Osservo soltanto che non mi pare di vedere alcuni elementi di novità ritenuti indispensabili e per l’approccio che sarebbe connotabile come innovativo e per l’effetto positivo indotto cui darebbero origine. Cito investimenti in strutture di reti avanzate, forti defiscalizzazioni di innovazione e ricerca tanto per fare un cenno. L’approccio poi, mi pare non mettere argine ad un rischio cui prima accennavo: diminuzione di attività economica a cui consegue minor gettito fiscale e quindi peggioramento dei saldi di finanza pubblica e forse del debito pubblico.
Sta di fatto che questa sarebbe un’ottima occasione da cogliere per alcune riforme strutturali e per intervenire su molte delle strutturazioni corporative e regolamentari e sull’evasione fiscale. Se vi fosse un forte riavvicinamento tra maggioranza ed opposizione per fronteggiare la situazione, sarebbe grasso che cola. Personalmente vedrei anche molto bene una sorta di “appello” che, senza drammatizzare, mettesse al corrente il paese e infliggesse un durissimo colpo morale all’evasione fiscale che mai come oggi è drammaticamente dannosa per il paese ma mai come ora potrebbe essere finalmente dichiarata e percepita come una disgustosa pratica socialmente repellente oltre che deleteria. Tanto per dare un’idea, se si riducesse della metà il paese disporrebbe di oltre 40 miliardi di euro in un solo anno.
Non banalizzo e non censuro: la situazione è davvero difficile, ma occorre fare di necessità virtù e trovare soluzioni che il più possibile si avvicinino alla quadratura del cerchio. Non è impossibile soprattutto se la partita sarà giocata con trasparenza, rigore etico e buona fede. Di capacità tecnica non val la pena neppure fare menzione.
tt detto
Mi togli le parole di bocca. Sto giusto preparando un post, con un taglio un po’ diverso, in proposito. Nonostante che la mia competenza economico finanziaria non sia paragonabile alla tua le idee sono espresse molto chiaramente con una logica ferrea. Complimenti!
nonallineato detto
Tt Tremonti non ha idee che condivida molto, per quel che vale. Obiettivamente credo che oggi come oggi la sua poltrona gli vada assai stretta: ha una responsabilità enorme e difficilissima. Mi auguro che il Signore, quello vero, non la caricatura, gli illumini il cervello.
luigi nonallineato