Le vergini del capitale secondo Zygmunt Baumann
Pubblicato da nonallineato su Dicembre 27, 2008
Nel post L’economia della felicità e temi connessi avevo fatto riferimento ad un articolo di Zygmunt Baumann pubblicato su Repubblica dal titolo Il mondo drogato dalla vita a credito ma in realtà è su l’Espresso n. 51 del 23 Dcembre che Baumann ha pubblicato per intero il suo intervento attribuendogli il titolo Le vergini del capitale. La tesi di Baumann è che il capitalismo non risolve i problemi. Li crea. Ed ha sempre bisogno di colonizzare terre inesplorate. Le ultime vittime: il popolo dei debitori.
Questa tesi mi appare troppo comoda ed autoassolutoria e pare essere figlia di un determinismo fatalistico imposto da un moloch i cui sacerdoti hanno illimitato potere sulle moltitudini. Non mi pare sia così ed in ogni caso non è fatale che debba essere così.
Il capitalismo per intanto non è un fenomeno monolitico e basta rilevare le immense differenze che presenta anche ad una analisi superficiale il capitalismo degli USA e quello europeo. In ogni caso il capitalismo è un fenomeno ed un’organizzazione del sistema economico che affonda nella storia le sue radici che si potrebero identificare nella presa di coscienza del potere del danaro da parte delle classi mercantili che avevano avviato il processo di accumulazione. Una nuova aristocrazia dunque che nel corso della sua esistenza si è trovata di fronte a forze avverse, a rivoluzioni, a sconvolgimenti sociali e politico-militare che man mano hanno temperato il potere dei capitalisti introducendo riforme e democrazia giungendo a conseguire un risultato di fondamentale importanza: il concetto di eguaglianza inteso anche come dovere dello stato e diritto del cittadino ad essere posto in pari condizioni per poter dar vita ad una legittima competizione. Parlamo, sia pure a spanne, dei fondamenti del liberalismo che variamente articolato è risultato vincitore nelle competizioni politico-ideologiche che hanno attraversato la storia caratterizzandola. Per inciso, i movimenti socialisti e comunisti in occidente hanno contribuito con le loro lotte e le loro rivendicazioni alla democrazia complessiva del sistema capitalistico.
Qualcuno sostiene che il capitalismo si concilia anche con le dittature come accadde sotto i regimi fascisti e nazista ma anche questa tesi mi pare poco convincente essendo le grandi imprese strumenti che al di là dell’avidità immorale dei capitalisti, servivano a conseguire gli scopi di quei regimi. Capitalismo quale strumento nelle mani della dittatura.
In realtà il capitalismo è un sistema democratico, imperfetto quanto si vuole, con aspetti deteriori, se si vuole, ma è democratico e tipico delle società aperte e democratiche ed in ogni caso è il sistema economico peggiore ad eccezione di tutti gli altri che l’umanità ha avuto la ventura di sperimentare. Che sia democratico lo si vede anche empiricamente guardando agli anticorpi che le società esprimono di fronte ad eccessi. Si pensi all’ecologismo o ai movimenti di protesta contro la colonizzazione dell’Africa o ai no global della lotta contro lo strapotere delle multinazionali. E’ vero che i risultati terapeutici di questi anticorpi sono modesti ed insufficienti, ma comunque ci sono e le politiche di sostegno ai paesi del terzo e quarto mondo sono un risultato comunque utile ancorchè insufficiente. Insomma; c’è la Monsanto con le sue sementi geneticamente modificate ma c’è la Grameen Bank; cè la circostanza che al di là di ogni opinione, i numeri raccontano che la globalizzazione ha tolto dalla fame centinaia di milioni di esseri umani nei paesi meno sviluppati.
Ma c’è di più. L’istruzione e l’economia della conoscenza dovrebbero essere la nuova frontiera di ogni paese sicchè ogni essere umano abbia il patrimonio culturale che gli consente capacità di formazione delle proprie opinioni e capacità di scelta tra le varie opzioni che il suo percorso di vita gli presenta. Quando dunque Baumann nel suo scritto propone esempi tra cui quello di un cittadino inglese travolto dai debiti accumulati attraverso l’abuso delle sue 14 carte di credito segnala la responsabilità delle banche e per esse del capitalismo interessato non a rientrare dei denari prestati ma a rendere quella persona schiava degli interessi da pagare con ciò differenziandosi dal vecchio prestatore di danari interessato invece a riavere i quattrini prestati.
Ma siamo sicuri che sul piano delle responsabilità colpevole sia il sistama finanziario e non la debolezza etica e valoriale di quel suddito d’Albione?
Richiama Rosa Luxembourg (L’accumulazione del capitale, datatissima opera) Baumann rammentando che costei sosteneva che il capitalismo non è in grado di reggere senza paesi non capitalisti e che esso può reggere fino a che ci saranno territori vergini da conquistare. Dal che, afferma Baumann, si desume che il capitalismo sarebbe un sistema parassitario che prospera trovando un organismo da sfruttare nel quale insediarsi ma essendo soggetto al paradosso di danneggiare il suo stesso ospite fino a danneggiare se stesso prima ri ricercare nuovi territori vergini. Ma nello svolgere il suo ragionamento Baumann richiama anche la legislazione americana introdotta sotto la Presidenza Clinton finalizzata ad allargare le maglie del credito per consentire che anche i non abbienti potessero aspirare ad una casa.
E’ questo il nodo della questione. Nel caso specifico una normativa emanata dal potere politico con finalità sociali ha posto le basi per attività con connessioni nell’economia e nella finanza con le conseguenze che stiamo vivendo. Altrimenti non saremmo qui ad occuparci di questi temi. In senso generale nessuno nega, né potrebbe negare che il capitalismo cerca di imporsi condizionando la politica ma è soprattutto vero che è la politica che dovrebbe istituire un adeguato sistema di regole entro cui il sistema economico può svilupparsi e, soprattutto, dovrebbe sorvegliarne l’osservanza. E la cultura dmocratica ha favorito la nascita e la creazione di organismi di prevenzione, controllo e sanzione di abusi che di certo sono perfettibili ma pure svolgono una positiva funzione. Salvo errori, sabotaggi, inettitudine e/o complicità connivente. D’altronde seguendo il ragionamento di Baumann diverrebbe difficile capire come mai il capitalismo non ha prodotto i medesimi effetti dappertutto. Eppure, questi effetti dovrebbero essere figli deterministicamente concepiti dagli esseri umani nel ruolo, questo sì, universale di consumatori di beni e servizi in omaggio alla cultura dell’avere, del possedere, dell’eterna insoddisfazione placata sempre e solo dal sempre nuovo e continuo comprare.
E torniamo per questa via alla cultura ed alla conoscenza, all’etica ed ai valori ed alla morale del vivere, elementi che tutti hanno una valenza collettiva dalla connotazione comunitaria ma anche una valenza individuale formidabile oramai disabituata ad esplicarsi per molteplici ragioni ma pur sempre presente. Latente, nascosta, lasciata inerte ma presente. Ed è la medesima individualità che in paesi come il nostro avalla ed accetta saldature opache e nebbiose tra potere politico ed economico abbracciati in un insano connubio tanto immorale quanto elitario e corporativo. Ma questo è un altro aspetto.
Di fatto oggi una crisi c’è ed ha risvolti sistemici innegabili ed è una crisi che cade in un momento topico come hanno raccontato i prodromi di quello che ci aspetta per il progressivo esaurirsi delle energie fossili sempre più costose che insieme ai cambiamenti climatici sarà la vera sfida del futuro dell’umanità. Il sistema economico pian piano cambierà ed il capitalismo assumerà nuove sembianze fermo restando sempre e comunque che se esso sarà una soluzione o un creatore di problemi dipenderà sempre e comunque da ciascuno di noi.